Un viaggio nell’arte contemporanea raccontato da Carlo Vanoni

Un viaggio nell’arte contemporanea raccontato da Carlo Vanoni
foto RPaltracca

A Torgiano, due voci per l’arte Carlo Vanoni e Francesca Cavallin

Sono le regole del male, il pesce grande mangia il pesce piccolo laggiù in fondo agli oceani dove nemmeno una luce può entrare laggiù dove sono sepolti i rifiuti umani carcasse di automobili bruciate e aeroplani lo spazzino dei mari cerca cibo da mangiare
(Carlo Vanoni)

di RitaPaltracca

Torgiano, 6 aprile 2026 – La rassegna Torgiano Winter ha chiuso la stagione con un appuntamento dedicato all’arte contemporanea, ospitato nella Sala Sant’Antonio nel cuore del centro storico. L’incontro, tenutosi il 27 marzo 2026, ha visto protagonisti Carlo Vanoni e Francesca Cavallin, impegnati in un dialogo che ha intrecciato narrazione, letture e riflessioni sul modo in cui l’arte che continua a interrogare il presente. La serata ha richiamato un pubblico attento, coinvolto da un racconto a due voci capace di alternare analisi e curiosità.

Dopo i saluti istituzionali di Maria Teresa Severini della Fondazione Lungarotti e dell’assessore Elena Falaschi del Comune di Torgiano hanno aperto la serata sottolineando il valore della collaborazione tra le due realtà, richiamando l’attenzione sul recente restauro della Sala Sant’Antonio, ora restituita alla comunità come spazio culturale rinnovato e pronto ad accogliere nuove iniziative. Un’introduzione che ha dato il tono all’incontro, evidenziando il ruolo della cultura come motore di partecipazione e crescita condivisa.

Il libro di Carlo Vanoni è un viaggio nell’arte del Novecento. Al centro dell’incontro la presentazione del volume “L’arte quando brucia” (Solferino), presentato come punto di partenza per un percorso narrativo più ampio. Vanoni, storico dell’arte e divulgatore ha costruito il libro come una serie televisiva, dove ogni capitolo segue un protagonista diverso, immerso in un decennio del Novecento. Figure come Jackson, Mario, il Tedesco, Francesca e lo Squalo diventano guide attraverso un secolo in cui l’arte cambia pelle, si reinventa, si incendia metaforicamente fa tabula rasa dei precedenti per generare nuovi linguaggi. La copertina del libro, infatti, raffigura una silhouette con una figura davanti a un grande falò, sintetizzando l’idea di un’arte che “brucia” per rinnovarsi, capace di cancellare il precedente per aprirsi a strade inattese. Un’immagine che diventa metafora della forza trasformativa come l’arte.

Vanoni ha ripercorso alcuni snodi cruciali dell’arte del secondo Novecento, come la pittura americana degli anni Cinquanta. La celebre bandiera americana di Jasper Johns, realizzata con la tecnica dell’encausto un’arte che combina cera e pigmenti per creare opere d’arte durature e affascinanti nel tempo, già utilizzata da Leonardo da Vinci, esempio di come un linguaggio antico possa generare un’immagine nuova, destinata a influenzare l’arte europea e mondiale degli anni Sessanta,  un successo dell’arte americana nel mondo.

Il racconto si è poi spostato sugli anni Ottanta, quando l’arte esce dagli spazi canonici e invade le strade. Qui entra in scena come si riporta nel libro la figura di Francesca Alinovi, pioniera nel riconoscere il valore culturale della nascente street art o graffitismo. La studiosa esplorò i quartieri più difficili di New York, dal Bronx alle aree marginali, per documentare un fenomeno che avrebbe cambiato il panorama artistico internazionale. Vanoni ha ricordato come la Alinovi abbia contribuito a creare un ponte poi riconosciuto come corrente artistica.

Accanto alla narrazione di Vanoni, Francesca Cavallin ha portato la sua soavità dando voce a brani scelti, e offrendo una interpretazione che ha arricchito il ritmo dell’incontro. L’attrice, tra la definizione di bellezza ha evocato anche il pensiero di Oscar Wilde, in particolare ricordando il libro Il critico come artista (1890), testo in cui la critica viene descritta come atto creativo, capace di rivelare ciò che l’artista non sapeva di aver espresso. Un riferimento che ha permesso di riflettere sulla capacità creatrice che Carlo Vanoni incarna da oltre trent’anni.

Tra gli esempi più significativi citati durante la serata, la celebre opera di Giovanni Anselmo, “La scultura che mangia” (1967): due blocchi di granito tenuti insieme da un filo di rame con in mezzo foglie di lattuga che, appassendo, modificano l’aspetto dell’opera. Un lavoro emblematico dell’Arte Povera, movimento che ha scelto materiali naturali e deperibili per raccontare il rapporto tra tempo, trasformazione e fragilità.

L’evento è stato anche un invito a guardare l’arte senza pregiudizi. L’arte degli ultimi cinquant’anni è spesso percepita con diffidenza, le opere di Caravaggio o Tiepolo mettono d’accordo tutti, ma il lavoro di Vanoni oltrepassa e mira a colmare questa distanza, mostrando come l’arte contemporanea richieda uno sguardo diverso, capace di accettare che ogni epoca generi forme nuove.

La serata di Torgiano Winter ha offerto proprio questo, un’occasione per avvicinarsi a linguaggi meno noti, guidati da due voci che hanno saputo rendere accessibile un territorio complesso senza semplificarlo.

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