Storia di Teodoro Coletti, sindaco di Monte Castello di Vibio

Storia di Teodoro Coletti, sindaco di Monte Castello di Vibio dal 1956 al 1960, i vari incarichi istituzionali e l'artista

Nell’ambito delle lezioni dell’Università delle Tre Età di Monte Castello di Vibio è stata recentemente presentata la storia di Teodoro Coletti che, nel corso della sua vita, ha ricoperto vari incarichi istituzionali a livello locale fra cui quello di Sindaco di Monte Castello di Vibio fra il 1956 e il 1960. Prima della discussione del tema, il Presidente dell’UNITRE Giuliana Sabatta, ha tenuto a sottolineare l’importanza dell’incontro che finalmente si svolge in presenza, dopo un lungo periodo di assenza di iniziative a causa del Covid-19 ed è un po’ ricominciare a vivere una nuova età.


di Simone Mazzi



La lezione, tenuta da Roberto Cerquaglia, giornalista pubblicista e appassionato di storia locale, si è svolta presso la Sala consiliare alla presenza del Sindaco Daniela Brugnossi, di diversi familiari e di un folto gruppo di interessati. Il Sindaco ha sottolineato l’importanza di questi incontri che fanno luce su personaggi che hanno fatto la storia di una popolazione, e la “sala consiliare” è il luogo ideale per questi incontri.

Coletti, nato a Marsciano nel 1915 in una famiglia di artigiani, può essere definito un “figlio delle due guerre” che dapprima, come tanti altri giovani, rimane affascinato dai grandi (e fasulli) ideali del ventennio per poi fare i conti con la dura realtà della guerra e della prigionia. Il racconto ha tracciato il profilo di Teodoro Coletti che ad appena diciannove anni mette a segno la prima “impresa”: insieme ad altri due amici costruisce un “barchetto” capace sia di navigare che di viaggiare su strada e con il quale discendono il Tevere fino a Roma. Quindi  Cerquaglia ha ricordato gli eventi della vita di Coletti ed il suo percorso artistico e militare, dove diviene marconista e telegrafista per poi essere inviato in aeronautica come radiotelegrafista all’interno di aerei bombardieri.

Commoventi gli interventi del figlio e del nipote di Coletti, che hanno tracciato la figura di un uomo di grandi valori. Così si è ricordato il suo periodo di prigionia allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando, inviato sul fronte greco albanese come addetto ai ponti radio fino all’armistizio dell’8 settembre 1943 viene fatto prigioniero dai tedeschi  e deportato in un lager in Germania dove rimane a lungo un internato militare (IMI) ed in seguito costretto ai lavori forzati seguendo la sorte di altre centinaia di migliaia di soldati italiani che si rifiutarono di combattere per i tedeschi. Dopo la liberazione del suo campo ad opera degli americani, nell’aprile del 1945, tornato finalmente libero, decide di incamminarsi a piedi verso casa insieme ad altri compagni di prigionia attraverso la Francia che considerano un paese amico ma vengono imprigionati anche dai francesi poiché per loro, gli italiani, erano ancora considerati colpevoli della “pugnalata alla schiena” del 1940. Riescono rocambolescamente ad evadere e finalmente rientrano in Italia attraverso il Monviso.

Dopo il conflitto mondiale e il ritorno alla vita civile anche Coletti partecipa alla ricostruzione del suo paese divenendo consigliere della nuova società cooperativa rappresentata dal Molino Popolare Marscianese sorto negli anni ’50 e costituito principalmente dai contadini di tutto il territorio.

Nel frattempo si dedica alla sua passione, la scultura, e fra le sue opere figura anche la statua di San Giovanni Battista collocata sul campanile della chiesa parrocchiale di Marsciano. Di antiche tradizioni familiari socialiste è a lungo consigliere comunale a Marsciano fin dal 1946 e poi assessore fino al 1956 anno, nel quale, viene eletto sindaco a Monte Castello di Vibio. Qui durante la sua legislatura terminata nel 1960, si  dedica soprattutto a dotare il piccolo comune di nuove scuole. Vengono costruiti due  nuovi plessi scolastici: le elementari del capoluogo e quelle di Doglio, inoltre viene istituita la scuola di avviamento presso i locali dell’Opera Pia “Confraternita del Suffragio” di fianco al comune, risistemate diverse strade comunali, alcuni tratti delle mura castellane, il potenziamento degli acquedotti del Giovaro e di Galliano, l’istituzione della linea di trasporto pubblico Doglio – Monte Castello di Vibio – Fratta Todina stazione, ecc.

Dopo la positiva parentesi montecastellese torna di nuovo a fare il consigliere nella sua Marsciano dove muore il 3 agosto 1992.

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