Sindaci chiudono il dialogo e isolano la Media Valle Tevere

Sindaci chiudono il dialogo e isolano la Media Valle Tevere

Bilanci, ZES e sanità senza confronto con CGIL CISL UIL

Nella Media Valle del Tevere il rapporto tra amministrazioni locali e organizzazioni sindacali è di fatto congelato, proprio mentre i Comuni stanno mettendo a punto i bilanci di previsione che condizioneranno servizi, investimenti e politiche sociali del prossimo anno. Da Todi a Marsciano, passando per Deruta, Collazzone, Monte Castello di Vibio e Fratta Todina, nessuna giunta – a prescindere dal colore politico – ha ritenuto di convocare un confronto strutturato con CGIL, CISL e UIL, trasformando una prassi consolidata in altre aree dell’Umbria in un vuoto di partecipazione. Per le sigle dei lavoratori si tratta di una scelta che sottrae alla comunità locale un luogo essenziale di dialogo sulle priorità di spesa e sulle condizioni di vita dei cittadini più fragili.

Il contesto socio‑economico dell’area, sottolineano i sindacati, renderebbe invece necessario un patto territoriale stabile e riconoscibile. La popolazione continua a invecchiare, con una quota crescente di persone sole o non autosufficienti, mentre molti giovani lasciano la valle per cercare altrove opportunità professionali coerenti con i loro studi. Senza una strategia condivisa, la Media Valle del Tevere rischia di restare in una terra di mezzo: né polo attrattivo di investimenti, né ambito capace di garantire servizi adeguati a chi decide di rimanere.

Sul tavolo ci sono nodi che per i sindacati non possono essere rinviati. In primo piano le criticità della sanità territoriale, con il futuro dell’Ospedale di Pantalla indicato come cartina di tornasole della tenuta del sistema in un’area vasta, caratterizzata da piccoli centri e collegamenti non sempre agevoli. La riorganizzazione dei servizi sanitari, la tenuta dei presidi e l’accesso alle cure per anziani e lavoratori pendolari vengono considerati elementi decisivi per la qualità della vita e per la stessa attrattività del territorio.

Accanto alla sanità, CGIL, CISL e UIL chiedono una vera programmazione delle politiche sociali, in grado di reggere l’urto di una popolazione che invecchia più rapidamente rispetto al passato. Servizi domiciliari, sostegno alle famiglie che assistono parenti non autosufficienti, politiche abitative e misure contro l’isolamento sociale richiederebbero, secondo il sindacato, una regia unitaria e non una somma di interventi frammentati Comune per Comune. Da qui la richiesta di un confronto stabile, trasparente e regolato, che permetta di armonizzare le scelte di bilancio con i bisogni reali delle comunità.

Gli amministratori locali, denunciano le organizzazioni dei lavoratori, sembrano invece preferire una gestione autonoma e solitaria, concentrata sulle specificità dei singoli municipi, senza farsi carico di una visione d’insieme. Questo approccio alimenta la frammentazione e, per il sindacato, finisce per indebolire ancora di più un’area che avrebbe bisogno di sinergie forti per recuperare competitività e contrastare lo spopolamento. Nel silenzio dei sindaci, anche il confronto sulle linee di sviluppo economico e sugli strumenti straordinari messi a disposizione a livello nazionale e regionale resta sospeso.

In questo quadro si inserisce l’entusiasmo suscitato dall’inserimento di parte della Media Valle del Tevere nella Zona Economica Speciale (ZES), un progetto ancora in fase di definizione che in Umbria coinvolge solo 37 Comuni su 92. Alcune amministrazioni locali, spiegano CGIL, CISL e UIL, hanno già iniziato a muoversi in ordine sparso, invitando direttamente gli imprenditori a insediarsi nel proprio territorio e proponendo condizioni differenziate, con il rischio di una competizione interna al perimetro della stessa valle. Un atteggiamento che, se non governato, potrebbe tradursi in una forma di dumping amministrativo, in cui ogni Comune cerca di prevalere sugli altri indebolendo la forza complessiva dell’area.

Per il sindacato, la ZES dovrebbe diventare un’occasione per costruire una strategia condivisa di attrazione degli investimenti, capace di creare una massa critica e di sostenere politiche di sviluppo orientate al lavoro di qualità, all’innovazione e alla coesione sociale. L’idea è quella di evitare che i territori restino semplici contenitori di capannoni o aree produttive, puntando invece su filiere integrate, servizi efficienti e un equilibrio tra crescita economica e tutela dei diritti dei lavoratori. Senza un coordinamento istituzionale, però, anche questo strumento rischia di essere utilizzato in modo parziale e disomogeneo.

Resta aperto il capitolo delle aree interne, per le quali il Comune di Todi è stato individuato come capofila in progetti che dovrebbero contrastare marginalità, spopolamento e carenza di servizi. CGIL, CISL e UIL denunciano di attendere da tempo un quadro chiaro: vogliono sapere quali progetti siano stati concretamente presentati, quali abbiano superato la valutazione della Regione Umbria e quali ricadute potranno avere in termini di lavoro, infrastrutture e servizi. Dal sindaco di Todi, però, non è arrivata finora alcuna risposta ufficiale, alimentando un clima di incertezza e opacità.

Le confederazioni, insieme alle categorie dei pensionati, richiamano quanto già avviene in altre zone dell’Umbria, dove il confronto preventivo sui bilanci comunali e sui piani di sviluppo è diventato una pratica consolidata. In Media Valle del Tevere, al contrario, la scelta di procedere senza consultare il sindacato viene letta come un segnale di chiusura, che rischia di allontanare ancora di più i cittadini dalle istituzioni locali. Da qui la decisione di ribadire pubblicamente la richiesta di un tavolo stabile e di valutare, in assenza di riscontri, le azioni sindacali da mettere in campo nelle prossime settimane, nel rispetto delle regole ma con la determinazione di chi rivendica un ruolo nella costruzione del futuro del territorio.

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