Il vino e gli Dèi: un viaggio da Vulci al MUVIT

Il vino e gli Dèi: un viaggio da Vulci al MUVIT
foto RitaPaltracca

Tesori etruschi in mostra tra arte, memoria e vino

di RitaPaltracca

Torgiano 1 novembre 2025 – E’ in corso una esposizione a Torgiano con un forte richiamo alla memoria dell’antico in comunione con il presente. Al Museo del Vino è in corso una eccezionale mostra, un racconto in cui passato e presente si fondono in un dialogo di bellezza e di memoria. Oggetti mai esposti prima, che provengono da Vulci, l’antica città etrusca nel cuore della Maremma laziale, resteranno al Museo del Vino di Torgiano – MUVIT fino alla data del 5 luglio 2026, sotto il titolo evocativo “Il vino dono degli Dèi. la Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria area C e la bioarcheologia a Vulci”. Un incontro tra civiltà, storia e arte che restituisce voce e forma a un mondo lontano ma mai dimenticato.

L’inaugurazione, avvenuta il 24 ottobre, ha visto la presenza di Teresa Severini della Fondazione Lungarotti, Simona Carosi, Soprintendente dell’Etruria meridionale, Carlo Casi, direttore della Fondazione Parco di Vulci, Lorenzo Lepri, archeologo ed Elena Falaschi, assessore alla cultura che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale di Torgiano.

L’idea della mostra – come racconta Teresa Severini – nasce da un progetto “ traMusei” concepito anni fa con l’intento di costruire un ponte ideale tra istituzioni culturali, favorendo scambi e collaborazioni. “Abbiamo voluto creare un dialogo tra realtà diverse unite dalla volontà di raccontare l’identità di un territorio e il suo legame con il vino. Questo attuale, in particolare, ebbe inizio con una visita ai laboratori di restauro di Montalto di Castro, alla ricerca di pezzi unici capaci di parlare al mondo e di riportare in vita un passato ancora pulsante. MUVIT offre garanzie di qualità e serietà pertanto l’accordo con la Soprintendenza è stato subito raggiunto e siamo lieti di annunciare che proseguirà col tempo con altri preziosi manufatti”.

 

 

La mostra è il frutto di un lungo lavoro scientifico di scavo avviato nel 2023, restauro – sostenuto dalla Fondazione Lungarotti – e analisi, che si interseca bene con il territorio e la realtà del Museo del Vino di Torgiano, e rappresenta un tributo alla memoria etrusca. “Vulci – ricorda la soprintendente ed etruscologa Simona Carosi – fu una metropoli nel senso più moderno del termine, un centro di scambi e di conoscenza. Nonostante i secoli e gli episodi di profanazione, il sottosuolo ha continuato a restituirci fino ad ora tesori intatti, testimoni di un popolo che muoveva cultura e bellezza, diffondendole in tutto il Mediterraneo. Nel corso degli scavi tra il 2012 e il 2013, gli archeologi, a seguito di indagini di bioarcheologia eseguite per la prima volta a Vulci rinvennero nella Necropoli dell’Osteria la celebre Tomba delle Mani d’Argento, risalente al 640-620 a.C. che deve il suo nome a due mani in lamina d’argento e foglia d’oro, simbolo di potere e spiritualità. Un ritrovamento che aprì nuove prospettive di ricerca, successivamente arricchite da scoperte come la Tomba dello Scarabeo Dorato al Poggio dei Vengarelli (2016-2021), così chiamata per la presenza di amuleti e oggetti d’importazione greca. Tra i rinvenimenti più suggestivi vi sono anche la Tomba 53, contenente le ceneri di un adulto all’interno di un’olla rivestita rimasta intatta per presevarsi nell’aldilà. Di grande interesse fu la scoperta della Tomba 58 – questa dei reperti esposti a Torgiano -, con due camere destinate a due uomini, forse fratelli tra i 2 e 40 anni, adornate da anfore e vasi da banchetto di produzione etrusca e greca. Ognuno di questi reperti racconta un frammento di vita, un gesto, un rituale che lega il vino al concetto stesso di identità e di passaggio di vita. Nel loro insieme, oggetti “parlanti”, essi ci restituiscono un interesse particolare dei due defunti al vino: nella prima tomba, inviolata, addirittura sette anfore vinarie di manifattura locale, oltre a bellissimi altri oggetti delle forme del bere; nell’altra, precedenti violazioni hanno risparmiato due anfore di fabbricazione greco-orientale che probabilmente, per loro tipologia, contenevano vino di Chios”.

Tra i ritrovamenti che hanno emozionato studiosi e visitatori, spiccano le tracce di uva. “È un particolare unico – spiega Carlo Casi direttore direttore della Fondazione Vulci e del Parco archeologico – che testimonia quanto fosse radicato il legame tra il vino e la cultura etrusca. Alla fine del VII secolo a.C., anfore con incisioni forse nomi di produttori locali fanno pensare -come questa con l’iscrizione “Io sono di Velka Feluska” che lascia ben pensare ad una prima forma di etichetta vinaria della storia. Le analisi sul DNA degli acini hanno permesso di individuare connessioni genetiche con varietà moderne, in particolare con un progenitore del Sangiovese, suggerendo una continuità vitivinicola millenaria. I ricercatori, attraverso strumenti di bioarcheologia e biobotanica, hanno inoltre identificato resti di graminacee, pollini, noccioli di mandorla e tracce di miele, rivelando come il vino fosse parte integrante di un rituale complesso che univa terra, corpo e spirito.

Infine l’archeologo Lorenzo Lepri, della Fondazione, racconta come, “per gli Etruschi, il banchetto fosse molto più di un momento conviviale, rappresentava un simbolo di passaggio, un’eco dell’aldilà dove il vino diventava il tramite tra vita e eternità. “Ogni coppa, ogni anfora ci racconta un qualcosa di speciale perché dentro il gesto di bere insieme c’era l’idea di una comunità che non si dissolve con la morte. È un linguaggio universale, che ritroviamo in quasi tutte le civiltà antiche: dal simposio greco ai riti etruschi, il vino è sempre un segno di appartenenza.”

Gli scavi e i progetti di ricerca proseguono grazie a finanziamenti pubblici e al lavoro congiunto di enti e fondazioni. Nei prossimi tempi, gli studiosi concentreranno la loro attenzione sul Tempio e Giardino di Demetra, luogo sacro sorto su una sorgente d’acqua, con l’obiettivo di riportare alla luce nuove testimonianze. Dopo la permanenza a Torgiano, parte dei reperti volerà a San Francisco, per una mostra internazionale dedicata al rapporto tra vino e civiltà mediterranee, mentre il prossimo anno Torgiano ospiterà una nuova esposizione dedicata alla Tomba delle Mani d’Argento, segno tangibile di una storia che continua a rinnovarsi.

Il percorso espositivo al MUVIT invita il visitatore a vivere questo viaggio con lo sguardo non solo dell’archeologo ma anche con il cuore dell’uomo contemporaneo. Ogni vetrina, ogni reperto, è un frammento di un discorso più ampio quello tra la memoria della terra e la sensibilità di chi la ascolta.

“Il vino dono degli Dèi”, quindi, non è solo una mostra, è un atto di riconciliazione tra uomo e tempo. Il vino non è soltanto bevanda, ma memoria liquida del mondo, capace di unire popoli, attraversare il tempo e restituire all’uomo il senso profondo della sua appartenenza alla terra.

La mostra è visitabile al MUVIT di Torgiano, Corso V. Emanuele 31,tel. 075 9880200 con il seguente orario dal martedì alla domenica, 10-13 / 15-17. Per info e prenotazioni: musei@fondazionelungarotti.it – tramite la sezione contatti del sito oppure la pagina Facebook dei Musei Lungarotti.

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