Acimet, bufera urbanistica sul centro culturale di Marsciano

Acimet, bufera urbanistica sul centro culturale di Marsciano

 L’opposizione contesta la legittimità dei locali in via Vibi

Marsciano, 11 maggio 2026 – La questione relativa agli immobili di proprietà dell’Associazione culturale islamica Medio Tevere è approdata ufficialmente negli uffici comunali attraverso una formale diffida, come riporta il comunicato di AviNews. Un gruppo compatto di consiglieri di opposizione ha sollevato pesanti dubbi sulla regolarità delle attività svolte all’interno della struttura situata a Marsciano. Secondo i firmatari dell’atto, gli attuali strumenti di pianificazione territoriale escluderebbero categoricamente la possibilità di utilizzare quegli spazi come sede di culto o come circolo culturale. La struttura, originariamente a destinazione artigianale, non avrebbe i requisiti normativi necessari per ospitare flussi di persone estranei alle logiche produttive. La preoccupazione nasce dalla recente inaugurazione ufficiale, un evento che ha cristallizzato una situazione ritenuta incompatibile con le leggi vigenti.

La storia del sito rivela un percorso amministrativo tortuoso e segnato da precedenti dinieghi. Già nel 2018, l’associazione aveva tentato di trasformare ufficialmente i capannoni in una moschea, scontrandosi però con il parere negativo dell’ente locale. In quell’occasione, la variante al Piano Regolatore Generale fu bocciata poiché giudicata non ammissibile sotto il profilo tecnico e urbanistico. Nonostante questo stop, negli anni successivi sono stati autorizzati solo interventi edilizi minori legati alla manutenzione e a un parziale adeguamento funzionale. Tuttavia, questi lavori non avrebbero mai sancito il passaggio definitivo a luogo di aggregazione sociale o religiosa. I locali, teoricamente destinati a supportare un’attività d’impresa mai decollata, risulterebbero oggi impiegati per scopi radicalmente diversi da quelli dichiarati nelle pratiche edilizie depositate in Comune.

Le critiche si concentrano anche sulla gestione quotidiana degli spazi, descritta dai residenti della zona come frenetica e non legata a scopi lavorativi. Numerose testimonianze riportano un afflusso costante di individui, con picchi di presenze giudicati sproporzionati rispetto alla capacità dei locali. Questo fenomeno si manifesterebbe con particolare intensità durante le ricorrenze religiose, alimentando il sospetto che l’edificio funga da centro di preghiera di fatto.

La minoranza consiliare sottolinea come la trasformazione silenziosa di un’area artigianale in un punto di ritrovo massivo possa generare criticità gestionali. Inoltre, viene sollevato il tema della provenienza dei fondi utilizzati per l’acquisizione degli immobili, evidenziando un contrasto tra la solidità economica dell’operazione immobiliare e il profilo sociale di alcuni membri della comunità.

Il confronto si sposta inevitabilmente sul piano della responsabilità amministrativa e della visione politica. L’opposizione accusa l’attuale governo cittadino di aver adottato una linea eccessivamente permissiva, motivata da presunti interessi elettorali e rapporti di vicinanza con la comunità musulmana locale. Secondo questa tesi, la partecipazione delle istituzioni a eventi associativi e l’inclusione di esponenti della comunità nelle liste elettorali avrebbero ammorbidito i controlli necessari. Questa condotta, definita di estrema accoglienza, rischierebbe di tradursi in un avallo implicito a situazioni di illegalità urbanistica. La richiesta di un accertamento tecnico immediato punta a ristabilire il primato della legge, evitando che interpretazioni soggettive delle norme possano creare zone d’ombra nella gestione del territorio.

L’aspetto più delicato riguarda infine le ripercussioni sulla collettività in termini di sicurezza e vivibilità. La potenziale attrazione di utenti provenienti dall’intero bacino della Media Valle del Tevere pone interrogativi sulla tenuta delle infrastrutture e sull’ordine pubblico. I consiglieri di minoranza richiamano l’attenzione sulla necessità di monitorare con estrema cautela i grandi assembramenti in contesti non autorizzati. Il timore espresso è che la mancanza di controlli rigorosi sulla destinazione d’uso possa portare a criticità strutturali difficili da sanare in futuro. Per tali ragioni, la diffida inviata l’8 maggio rappresenta un passaggio formale obbligato per costringere l’amministrazione a fornire risposte chiare e documentate sulla legittimità operativa del centro Acimet a Marsciano.

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