Maria Bella: il Mistero dell’Omicidio Volontario a Marsciano

Maria Bella potrebbe non essere stata sola al momento della sua morte

Maria Bella: il Mistero dell'Omicidio Volontario a Marsciano

Maria Bella: il Mistero dell’Omicidio Volontario a Marsciano

A sorpresa, la Procura di Spoleto ha rivisto l’ipotesi di reato nel caso della morte di Maria Bella, la donna di 70 anni trovata senza vita nella sua abitazione a San Biagio in Valle, Marsciano. Inizialmente considerato come un banale incidente o una caduta conseguente a un malore, il caso prende una svolta inquietante con l’ipotesi di omicidio volontario.

Ora si suggerisce che nel soggiorno dell’appartamento di via Gramsci, dove Maria Bella è stata scoperta con la testa insanguinata lo scorso marzo, potrebbe esserci stata la presenza di un’altra persona. Questo apre un nuovo scenario completamente diverso rispetto alle ipotesi iniziali e richiede una revisione completa degli accertamenti, dei reperti e degli orari raccolti in otto mesi di indagini.

La Procura di Spoleto ha formulato la nuova ipotesi di reato, mantenendo il fascicolo ancora a carico di ignoti, ma aprendo la strada a un’indagine completamente rinnovata. Gli accertamenti effettuati finora avrebbero escluso l’evento accidentale, poiché le ricostruzioni ipotizzate non trovano pieno riscontro nei rilievi scientifici e nelle consulenze mediche legali.

Il procuratore capo Vincenzo Ferrigno ha già ordinato nuovi accertamenti, e gli inquirenti dovranno riesaminare testimonianze, tabulati, alibi e orari alla luce di questa nuova prospettiva di omicidio volontario. Attualmente, non ci sono sospettati, e le indagini sono condotte senza escludere alcuna possibilità, valutando ogni angolo possibile.

L’unico elemento su cui sembra esserci un consenso è che Maria Bella potrebbe non essere stata sola al momento della sua morte. Le domande rimangono aperte: è stata uccisa da qualcuno che conosceva? È morta a seguito di un’aggressione o di un tentativo di rapina finito male? In questa fase, nessuna ipotesi può essere esclusa, e la nuova qualificazione di omicidio volontario comprende condotte dalle sfumature diverse, ma tutte convergenti sull’esito tragico di questa storia.

Il compagno di Maria, un noto imprenditore della zona, la trovò senza vita e insanguinata quando rincasò il 21 marzo scorso dopo un pomeriggio trascorso a fare commissioni. Le forze dell’ordine rilevarono tracce di sangue e una ferita profonda alla testa. La prima ipotesi era un malore, ma con il tempo, le indagini hanno rivelato nuovi dettagli che ora richiedono un riesame approfondito.

Il pubblico ministero Alessandro Tana coordina le indagini, e una nuova relazione dei carabinieri della compagnia di Todi finirà nel fascicolo. La pressione aumenta mentre gli inquirenti tornano al marzo scorso per riesaminare ogni dettaglio. La casa di Maria non presentava segni di effrazione, rendendo plausibile sia la tesi di un incidente casuale che quella di un fatto di sangue messo in atto da qualcuno che aveva accesso alla casa.

Il compagno, unico con facile accesso, è stato sotto pressione, ma fornendo scontrini di acquisti fatti nel pomeriggio e dimostrando incontri con altre persone, sembra aver fornito un alibi. La video sorveglianza urbana ha ulteriormente corroborato la sua versione. I carabinieri hanno sequestrato oggetti e repertato tracce biologiche, che ora saranno nuovamente analizzati in questa nuova fase delle indagini.

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