Alice De André al Todi Festival: ricordi, ironia ed identità

Alice De André al Todi Festival: ricordi, ironia ed identità

Il 28 agosto al Nido dell’Aquila, Monti suona il violoncello

📌 FLASH NEWS – Alice De André arriva al Todi Festival venerdì 28 agosto alle 19 al Nido dell’Aquila con “Alice (non canta) De André”, monologo tra memoria, Sardegna e identità, accompagnato al violoncello da Giulia Monti. Un debutto intimo.


Alice De André porta a Todi un racconto personale

Alice De André arriva al Todi Festival con un lavoro teatrale costruito attorno alla propria storia, alle memorie familiari e alla ricerca di una dimensione artistica personale. Venerdì 28 agosto 2026, alle ore 19, il Nido dell’Aquila di Todi, in via Paolo Rolli 12, ospiterà “Alice (non canta) De André”, spettacolo scritto da Alice De André e Alessio Tagliento, con Giulia Monti al violoncello.

Il monologo propone al pubblico un percorso nel quale l’attrice mette al centro se stessa, affrontando con ironia e sensibilità il rapporto con la propria famiglia, con il cognome che porta e con un patrimonio artistico e umano inevitabilmente legato alla figura del nonno Fabrizio De André.

Il punto di partenza, tuttavia, non è la volontà di ricostruire la vita del cantautore genovese. Lo spettacolo guarda invece alla prospettiva di Alice, alle domande maturate nel corso degli anni e al modo in cui ricordi ricevuti dagli altri, racconti familiari, luoghi e canzoni hanno contribuito alla costruzione della sua identità.

Un monologo lontano dall’imitazione di Fabrizio De André

Il titolo chiarisce immediatamente una delle caratteristiche del progetto. Alice non canta De André e non cerca di imitarlo. La scena diventa lo spazio nel quale raccontare un percorso autonomo, senza inseguire confronti con un artista entrato stabilmente nell’immaginario collettivo.

“Alice (non canta) De André” vuole quindi spostare l’attenzione dal peso di un cognome celebre alla persona che quel cognome porta oggi sul palcoscenico. La memoria familiare rimane una componente essenziale, ma viene utilizzata come materiale teatrale da attraversare e rielaborare.

Il racconto alterna ironia, passaggi emotivi, ricordi e momenti più leggeri, componendo progressivamente una sorta di mosaico. Al centro resta una giovane artista che prova a presentarsi al pubblico attraverso ciò che conosce di sé, ciò che ha ricevuto dalla propria famiglia e quello che ancora sta cercando di comprendere.

La Sardegna diventa uno dei fili conduttori

Una presenza centrale nello spettacolo è quella della Sardegna, territorio che assume un significato personale e familiare. È il luogo scelto da Fabrizio De André per vivere e nel quale si trovano due case associate a differenti periodi della sua esistenza.

Nel racconto compare Portobello, collegata a una fase descritta come più spensierata, ma soprattutto L’Agnata, l’agriturismo di Tempio Pausania dove Alice De André è nata. Quest’ultimo luogo viene associato a una stagione più riflessiva e al rapporto diretto con la natura.

La Sardegna non funziona dunque soltanto come ambientazione geografica. Diventa uno spazio della memoria e dell’appartenenza, capace di collegare generazioni differenti e di offrire alla protagonista una materia dalla quale partire per interrogarsi sulla propria storia.

Paesaggi, profumi, racconti e ricordi costruiscono così un ambiente che è contemporaneamente reale e interiore. Da questi elementi prende forma una parte significativa della narrazione teatrale proposta al pubblico del Todi Festival.

I racconti familiari ricostruiscono un nonno mai conosciuto

Uno degli elementi più delicati del monologo riguarda il rapporto di Alice De André con Fabrizio De André, nonno che non ha conosciuto direttamente. La sua figura viene ricomposta attraverso le testimonianze degli altri, gli episodi tramandati all’interno della famiglia, le canzoni e le immagini appartenenti alla memoria collettiva.

Il lavoro teatrale nasce anche da questa distanza. Alice raccoglie frammenti che non provengono da un’esperienza personale vissuta accanto al nonno e li organizza secondo la propria sensibilità. Ne deriva un ritratto che non pretende di essere biografico, ma diventa parte di una riflessione più ampia sull’eredità familiare.

Il pubblico viene accompagnato dentro questo processo attraverso episodi, suggestioni e ricordi che progressivamente compongono il puzzle di una figura conosciuta indirettamente. È proprio questa condizione a permettere all’attrice di mantenere il centro del racconto sulla propria esperienza.

Fabrizio De André è presente, ma lo spettacolo non viene costruito come una celebrazione tradizionale della sua produzione musicale. Il riferimento al cantautore serve piuttosto a raccontare ciò che significa crescere portando un cognome immediatamente riconoscibile e cercare, contemporaneamente, un proprio spazio.

Da Paolo Villaggio a Ugo Tognazzi, gli aneddoti di famiglia

Nel percorso emergono anche racconti legati a personalità che hanno attraversato la storia culturale e cinematografica italiana. Tra i nomi ricordati figurano Paolo Villaggio, Walter Chiari, Marco Ferreri e Ugo Tognazzi.

Sono memorie di incontri e serate nelle quali la creatività e l’improvvisazione contribuivano a generare idee successivamente entrate anche nella commedia italiana. Questi episodi restituiscono l’immagine di un ambiente familiare attraversato da una continua energia artistica.

All’interno di questa atmosfera trova spazio anche l’Alice bambina, già attratta dalla possibilità di esibirsi davanti agli amici e ai familiari. Quel desiderio di stare in scena viene riletto oggi attraverso l’esperienza maturata come attrice, regista, drammaturga e professionista dello spettacolo.

Il passato, quindi, non viene semplicemente ricordato. Viene scomposto e ricomposto teatralmente, alternando la dimensione privata alla presenza di personaggi appartenenti alla memoria pubblica.

Il violoncello di Giulia Monti accompagna il viaggio

Accanto alla parola trova spazio la musica. Sul palco è presente Giulia Monti con il violoncello, elemento che accompagna il racconto e contribuisce alla costruzione dell’atmosfera dello spettacolo.

Le canzoni che hanno accompagnato alcune fasi della vita di Alice entrano nel percorso insieme alle suggestioni della Sardegna, ai ricordi familiari e alle domande rimaste senza una risposta definitiva. Il risultato è una narrazione che utilizza differenti linguaggi pur mantenendo la parola al centro.

Il violoncello assume così una funzione narrativa, entrando in relazione con la voce dell’attrice e con i cambiamenti di registro del monologo. I momenti ironici convivono con quelli più intimi, mentre la dimensione musicale contribuisce a collegare i diversi frammenti del racconto.

La struttura dello spettacolo riflette proprio questa alternanza: memoria e presente, leggerezza e introspezione, famiglia e ricerca individuale vengono portati sulla scena senza trasformare il lavoro in un semplice racconto celebrativo.

Un debutto costruito sull’identità di Alice

Per Alice De André lo spettacolo rappresenta un debutto e soprattutto un’occasione per presentarsi attraverso capacità, fragilità, esperienze acquisite e aspetti ancora in evoluzione del proprio percorso.

Il monologo nasce da storie reali, famiglia, Sardegna e ricordi ricevuti da altre persone. Il cognome De André è inevitabilmente parte di questa storia, ma viene affrontato con autoironia e con la volontà di non trasformarlo nell’unico elemento attraverso il quale definire l’artista.

Alice sceglie il racconto anziché il canto. La direzione è quella di utilizzare il teatro per affrontare le aspettative che possono accompagnare un’eredità familiare tanto riconoscibile, trasformandola in uno strumento per interrogarsi sulla propria identità.

La prospettiva è quindi rovesciata rispetto a un tradizionale omaggio a Fabrizio De André. Il cantautore rimane una presenza fondamentale nella storia raccontata, ma il punto di osservazione è quello della nipote che prova a ricostruire ciò che non ha vissuto direttamente e, nello stesso tempo, a definire ciò che appartiene esclusivamente a lei.

Il ritorno sul palco dopo “Take me Aut”

“Alice (non canta) De André”, prodotto da Talia Media Produzioni, arriva dopo l’esperienza di “Take me Aut. L’eroe che è in me”, spettacolo scritto e diretto da Alice De André con protagonisti i ragazzi della Fondazione Un Futuro per l’Asperger Onlus.

Il nuovo progetto concentra invece l’attenzione direttamente sull’autrice e interprete. Il materiale biografico diventa la base di un racconto nel quale episodi familiari, esperienze personali e riferimenti culturali vengono utilizzati per costruire una relazione con gli spettatori.

L’obiettivo dichiarato dello spettacolo è far conoscere Alice De André come persona e artista nella sua completezza, andando oltre il legame familiare che inevitabilmente accompagna il suo nome.

Il rapporto con il pubblico diventa parte integrante di questo percorso. Risate, applausi e momenti di silenzio accompagnano una narrazione nella quale esperienze strettamente personali possono incontrare ricordi condivisi da più generazioni.

Il teatro come spazio per condividere la memoria

La figura di Fabrizio De André appartiene anche a una memoria che supera i confini della famiglia. È proprio su questa sovrapposizione tra dimensione privata e immaginario collettivo che il monologo costruisce parte della propria forza narrativa.

Le vicende raccontate da Alice possono nascere da ricordi ricevuti all’interno della famiglia, ma incontrano canzoni, personaggi e luoghi conosciuti da un pubblico molto più ampio. Il teatro permette così di mettere in comunicazione queste due dimensioni.

La memoria individuale si confronta con quella degli spettatori e il racconto personale può assumere significati differenti per chi ascolta. Il cognome De André diventa il punto di partenza di una storia che cerca però di arrivare altrove: alla crescita, alla costruzione dell’identità e alla possibilità di trovare una voce autonoma.

In questa prospettiva assume particolare importanza il valore del presente, dell’incontro tra interprete e pubblico e dell’esperienza vissuta nello stesso momento all’interno dello spazio teatrale.

Il percorso artistico tra teatro, televisione e formazione

Alice De André è attrice, presentatrice ed educatrice teatrale e si è diplomata in recitazione all’Accademia 09 di Milano. Nel proprio percorso professionale ha partecipato a spettacoli teatrali e cortometraggi, affiancando alla recitazione anche esperienze nella stand-up comedy nei locali milanesi e allo Zelig Off.

In televisione ha debuttato nella fiction Rai “Com’è umano lui”, diretta da Luca Manfredi. L’attività teatrale l’ha vista inoltre impegnata come regista e drammaturga nel progetto “Take me Aut”, realizzato in collaborazione con la Fondazione Un Futuro per l’Asperger.

Attualmente è impegnata anche come co-conduttrice di “Gli occhi del musicista”, programma presentato da Enrico Ruggeri e trasmesso in seconda serata su Rai 2.

Il lavoro presentato a Todi riunisce quindi diversi aspetti del percorso maturato negli anni. Recitazione, scrittura e rapporto diretto con il pubblico confluiscono in un monologo nel quale l’esperienza professionale viene messa al servizio di una storia profondamente personale.

Appuntamento venerdì 28 agosto al Nido dell’Aquila

L’appuntamento con “Alice (non canta) De André” è fissato per venerdì 28 agosto 2026 alle ore 19 al Nido dell’Aquila, in via Paolo Rolli 12 a Todi, nell’ambito del Todi Festival.

Alice De André porterà sul palco il proprio percorso tra famiglia, Sardegna, ricordi, ironia e ricerca dell’identità, con l’accompagnamento al violoncello di Giulia Monti.

Non una biografia teatrale di Fabrizio De André e neppure un tentativo di ripercorrerne artisticamente la strada, ma un racconto costruito dal punto di vista di chi quella storia l’ha ricevuta in eredità senza averne conosciuto direttamente uno dei protagonisti principali.

Da questa distanza nasce il viaggio teatrale: ricostruire un nonno attraverso le parole degli altri e, contemporaneamente, costruire la propria voce. Un percorso nel quale il patrimonio familiare viene trasformato in materia scenica per raccontare Alice De André oltre il cognome De André.

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