Manuel Valentini, Partito democratico, Todi non merita questo

Ben 6 candidati alla carica di sindaco, quasi 200 i candidati consiglieri

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Manuel Valentini, Partito democratico, Todi non merita questo

Da Manuel Valentini
TODI – Le elezioni amministrative che ci siamo lasciati alle spalle – ciò è sotto gli occhi di tutti i cittadini – hanno visto il verificarsi di alcune prorompenti novità nell’ambito della scenario politico tuderte, novità che meritano un’adeguata ed approfondita riflessione. Ben 6 candidati alla carica di sindaco, quasi 200 i candidati consiglieri: un unicum nella storia politica della nostra città. Per alcune forze politiche, addirittura, questo turno elettorale ha segnato l’ora del debutto, visto che esse si sono presentante per la prima volta davanti al corpo elettorale. Sto parlando, come è ovvio, della Lega, del Movimento Cinque Stelle e di Casapound, tre liste che, sommate tra loro, hanno raggiunto quasi il 20% dei consensi.

Ebbene, nonostante il profluvio di candidati e l’estrema frammentazione, il vero vincitore è risultato essere l’astensionismo. Vero è che il disamore e il disincanto nei confronti della politica son sempre più forti e radicati nel tessuto sociale, ma le elezioni amministrative tuderti, se si volge lo sguardo al passato, sono state sempre fortemente partecipate e non hanno mai risentito più di tanto della tendenza nazionale che, specie in relazione alle elezioni politiche, ha visto un continuo e netto arretramento del numero dei votanti.

Questa volta, invece, è andata diversamente. Al primo turno il tasso di astensionismo ha toccato quota 31%; al secondo turno addirittura il 41%. Dati impensabili per chiunque fino a qualche anno fa, che debbono interrogare in profondità chi si è messo al servizio dei cittadini e vuole lavorare per il bene comune.

Il sindaco che è stato eletto risulta essere rappresentativo di meno del 30% dell’intero corpo elettorale. Lo scarto di soli 26 voti tra i due candidati al ballottaggio deve essere di monito per Ruggiano, come avrebbe dovuto esserlo, ovviamente, anche se si fosse confermato il Sindaco uscente. Il fatto poi che non ci sia stata una radicale presa di posizione della città nei confronti dell’uno o dell’altro dei due competitors dovrebbe imporre a chi è risultato vincente, proprio in virtù delle proporzioni più che risicate della vittoria elettorale, moderazione e saggezza.

Ulteriormente, va rammentato che il cartello elettorale di centrodestra – pardon, di destra visto che il centro risulta non pervenuto – che si è magicamente composto per sostenere Ruggiano al ballottaggio, sembra più un blocco cementato e tenuto insieme dalle poltrone che si andranno a spartire, piuttosto che una coalizione unita da progetti concreti e prospettive amministrative finalizzate a fare il bene della città.

I candidati della destra, per interi mesi e fino all’11 giugno, non hanno fatto altro che infangarsi ed insultarsi a vicenda. Come non ricordare le accuse lanciate a Ruggiano dal candidato Sindaco di Casapound Nulli e il fastidio provato da quest’ultimo quando si palesò la candidatura dello stesso Ruggiano, con la conseguente, surreale, gara a chi, urlando di più, rappresentava la vera destra (ognuno, d’altronde, rincorre il primato che desidera).

Come non ricordare le ferventi posizioni della Lega Nord contro la candidatura last minute di Ruggiano, con Adriano Ruspolini che per l’intera durata della campagna elettorale non ha fatto altro che sottolineare i conclamati fallimenti dell’esperienza di governo di Ruggiano 2007-2012, evidenziando i limiti politici ed amministrativi dell’attuale sindaco. Lo stesso Ruspolini che ora si ritrova, guarda il caso, a ricoprire la carica di vice dello stesso Ruggiano.

Ah, quando si dice la coerenza! Una litigiosità endemica ed esasperata, male parole, insulti: tutto finito a tarallucci e vino grazie ad una spartizione degna del miglior manuale Cencelli.

Ciò detto, mi sembra assurdo ed inconcepibile che chi ora ha la responsabilità di governare la nostra città stia facendo ripiombare Todi in un clima da stadio fatto di bieche strumentalizzazioni, con toni così esacerbati, peraltro, che si è faticato a raggiungere anche nel culmine delle elezioni appena trascorse.

Con una situazione che vede la città divisa perfettamente in due e con il oltre il 40% di nostri concittadini che ha deciso di astenersi al secondo turno, alimentare divisioni ed inasprire gli animi non mi sembra essere una scelta felice e lungimirante. Questo clima di perenne campagna elettorale, come se le elezioni non fossero avvenute e non fossero state vinte per sole 26 voti, viene alimentato irresponsabilmente da chi ora ha l’onore di governare la nostra città. Viene da pensare che tutto ciò sia funzionale a gettare fumo negli occhi degli elettori, dopo le tante e mirabolanti promesse fatte negli ultimi mesi, promesse irrealistiche che non potranno che essere disattese.

Todi non merita questo! Compito di chi si trova ora all’opposizione è quello di far risaltare, con toni pacati ma fermi, queste palesi insufficienze e le prese in giro agli elettori di una compagine di governo non in grado di lavorare per il bene comune. Ed è proprio ciò quello che mi prefiggo di fare, insieme ai mie colleghi del PD, nei prossimi cinque anni, lavorando fin da subito, con umiltà e dedizione, alla costruzione di un progetto amministrativo ampio e partecipato alternativo a quello, fumoso e programmaticamente inesistente, delle destre.

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