Libri a Todi, il Popolo della famiglia sta col Comune

Al Pdf fa piacere averglielo ricordato, così da sollecitare d’ora in poi interventi più utili e meno strumentali

Libri a Todi, il Popolo della famiglia sta col Comune

Libri a Todi, il Popolo della famiglia sta col Comune

da Claudio Iacono (PDF)
TODI – Il Popolo della famiglia dell’Umbria sostiene la scelta del Comune di Todi di prevedere il trasferimento di alcuni volumi su temi sensibili dalla sezione per bambini ad una sezione diversa della biblioteca comunale. Una scelta che non solo restituisce alle famiglie la priorità educativa sui figli, così come previsto dall’articolo 30 della Costituzione italiana e dall’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Ma che smaschera in maniera inequivocabile il tentativo maldestro di una politica furba e scorretta di utilizzare i bambini come grimaldello di una battaglia assolutamente ideologica.

Chi infatti si è stracciato le vesti parlando di censura, libri finiti al rogo o del ritorno dell’inquisizione, non ha nemmeno utilizzato un po’ del proprio tempo per leggere i contenuti della direttiva firmata dagli assessori Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, balzando subito a conclusioni di convenienza. Se invece avesse letto i documenti, avrebbe scoperto che – anzitutto – non esiste alcuna lista nera e che i libri che verranno individuati non saranno cancellati o bruciati, ma semplicemente spostati.

Una scelta politica che noi condividiamo perché rispettosa non solo del ruolo prioritario delle famiglie, alle quali spetta il compito di decidere come e quando affrontare coi i propri figli alcune questioni come l’omogenitorialità, la sessualità o la gestazione per altri (che, ricordiamo, in Italia è reato). Una scelta che va inoltre nella direzione di tutelare gli stessi minori. E’ la pedagogia, infatti, ad insegnare che vanno rispettati i tempi del bambino o del ragazzo rispetto alla necessità di affrontare determinate questioni, senza accelerazioni, costrizioni o invasioni.

Stupisce che al coro delle scaramucce politiche si sia aggiunta la Garante dell’infanzia della Regione Umbria, Maria Pia Serlupini. Anche lei caduta nello stesso errore e nello stesso pregiudizio, affrettandosi a parlare di «lista nera» e additando inesistenti «ragioni ideologiche, religiose, morali o politiche», prima ancora di sincerarsi personalmente di quanto stesse avvenendo e ignorando – probabilmente – che titoli ritenuti così fondamentali per la formazione dei nostri figli, in realtà, sono praticamente sconosciuti agli utenti della biblioteca comunale di Todi.

Stupisce infine che tanta attenzione, la Garante non l’abbia destinata nel tempo a temi che il Pdf Umbria ritiene invece di prioritaria importanza. Insediata nel 2014, la dottoressa Serlupini si accorge soltanto adesso che forse in Umbria esiste un problema legato al tema degli affidamenti famigliari, promuovendo un Osservatorio regionale a cui spetterà il compito di raccogliere una situazione sfilacciata, costosa e molto poco attenta alle esigenze dei minori fuori della famiglia.

La Garante – forse – non sa delle difficoltà in cui versano i servizi territoriali per l’adozione. La Garante – forse – non conosce bene le dimensioni dello squallido business che si nasconde dietro all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Al Pdf fa piacere averglielo ricordato, così da sollecitare d’ora in poi interventi più utili e meno strumentali.

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